Ancora due donne vittime della follia omicida degli uomini. La tragedia consumatasi a Perugia riaccende drammaticamente il dolore che quasi quotidianamente si avverte alla notizia di orrendi delitti che vedono vittime le donne. Solo che, stavolta, la tragedia assume connotati ancora più cupi perché, oltre che in quanto donne, le vittime di Perugia sono state colpite in quanto dipendenti pubblici e questo ci obbliga ad una riflessione ulteriore. Da troppo tempo i dipendenti pubblici sono oggetto di minacce, intimidazioni e, come nell’ultimo caso, violenze che arrivano anche alle conseguenze estreme per il solo fatto di essere l’anello più debole ed esposto di una ben più lunga catena di responsabilità. Non si può più tollerare che un dipendente pubblico viva nel terrore che si possano sfogare su di lui l’astio, le tensioni e le invettive che si nutrono nei confronti delle istituzioni che rappresentano. Se poi tutto questo si indirizza nei confronti delle donne, la tragedia assume proporzioni ancora più devastanti perché ad essere consequenzialmente colpite sono anche le loro famiglie e i figli. Proprio alle famiglie delle due colleghe di Perugia, va la nostra totale ed incondizionata solidarietà pur nell’amara consapevolezza che niente e nessuno potrà mai giustificare l’assurdità di un gesto così folle. Se poi le motivazioni di tale gesto fossero veramente da ricercare nella disperazione di un imprenditore distrutto dalla burocrazia e dalle difficoltà economiche, allora questo 8 marzo si tingerebbe di tinte ancora più fosche: quelle di una tragedia annunciata e che ha avuto l’ancor più tragico epilogo di veder distrutta non solo la vita di chi ha materialmente eseguito la strage ma anche quella, inconsapevole ed innocente, di chi ha avuto l’unica colpa di essere al proprio posto di lavoro nel momento sbagliato.
Tutto questo mentre la politica è in permanente, costante e avvilente campagna elettorale.  

Il coordinatore generale
Domenico De Grandis



Contro il femminicidio
Contro ogni forma di violenza sulle donne: psicologica, economica e sessuale,
Contro gli errati stereotipi femminili proposti dalla comunicazione e che offendono la dignità delle donne.

8 marzo

per continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma, soprattutto, rafforzare la solidarietà tra le donne, per un impegno di civiltà, congiunto agli uomini, per ostacolare quei comportamenti che anche a causa della grave crisi economica, le donne subiscono sia  tra le mura domestiche che negli ambienti di lavoro.

Un impegno concreto non solo formale.


Rita Mottola
Responsabile del settore CUG


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Il coordinamento delle lavoratrici DICCAP quest’anno vuole ricordare la festa della donna con gioia ma anche con un pensiero a coloro che sono state private della propria dignità.
Un pensiero va

  • alle madri che quotidianamente lottano per il bene dei propri figli;
  • alle lavoratrici che stanno vicino ai malati:
  • alle volontarie;
  • alle professioniste che con passione intervengono in tutti i campi lavorativi;
  • alle nonne, alle zie, che cercano di stare vicino alle donne della propria famiglia;
  • alle donne che non ci sono più perché vittime di passioni malate, di intrighi e di inganni;

 

il nostro pensiero va a tutte le donne!!!

Sempre.

Non solo in ricordo di coloro che per lottare nel 1800 hanno perso la vita,

ma con la certezza che la donna, per amore, da la vita e, per passione, può perderla,

sempre con coerenza e coraggio.

 

Laura Brindasso
Segreteria di Genova

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Buon 8 marzo a tutte le donne.
Il nostro pensiero è rivolto principalmente a quelle che sono costrette nel
quotidiano a schiavitù, soprusi, maltrattamenti e violenze di ogni tipo.
Auguriamo a queste donne di risorgere, di non abbattersi e non mollare mai,
perchè questa è la forza che ognuno di esse deve darsi, facendo rivalere ogni
giorno della loro vita i propri diritti.
Essere donna, è il più bel regalo che Dio ha fatto, perchè, solo lei, ha avuto
il dono di concepire ogni singolo essere umano.

Il coordinamento femminile FENAL Messina

 

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Le donne

- sono le nostre compagne
- sono le nostre mamme
- sono le nostre figlie
- sono le nostre sorelle
- sono le nostre badanti
- sono le nostre mogli
- sono le nostre amanti
- sono le nostre valvole di sfogo
- sono le noste consigliere
- sono le nostre cuoche
- sono le nostre colleghe di lavoro
- sono le nostre vallette

Qualcuno mi può dire perché non le dobbiamo amare e rispettare?

Nicola Ladisa

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DONNA
Una semplice parola di 5 lettere che racchiude un significato immenso.
Donna, tradizionalmente, vuol dire Madre – Moglie – Compagna- Amica – Complice - Collega- Vicina di casa- Principessa- Regina- Ministro- Onorevole. Ma, oggi , anche Persona.
Grazie a tutto questo, la Donna è stata voluta,  dal Supremo Dio, al fianco dell’uomo per sostenerlo nel suo percorso di vita.
Basta ricordare la mitologia greca Penelope, la grande donna di Ulisse con il suo  grande spirito di sacrificio e pazienza, ancora Beatrice, la grande ispiratrice di Dante Alighieri; la principessa Sissi che, con la sua semplicità  e, non solo,  riuscì a piegare la superbia dell’aristocrazia dell’epoca ; alle varie Regine ancora oggi in auge ed in ultimo le giovani donne che tra un po’ riempiranno il nostro Parlamento.
Ma, in cima a tutto c’è la mamma – la moglie-  e  ci deve essere il riconoscimento della Donna come “Persona”.
Il ruolo della Donna è veramente molto impegnativo, stimolante ma, come persona poco riconosciuta.
Nel 2012, nel nostro paese, 150  Donne sono state uccise.
Il più delle volte nel loro focolare domestico.
Perché?
Per gelosia, invidia o mancato riconoscimento dell’altro come persona, entità a se stante capace di autodeterminazione? E’ ora di prendere conoscenza e coscienza che in questo palcoscenico la Donna è coprotagonista della famiglia, del sociale e della vita politica in generale.
Al di là  dei ruoli tradizionali e storici già riconosciuti, venga percepita come soggetto capace di incidere nella vita politica del Paese proponendo trasformazioni della società civile arricchendola della sua sensibilità e peculiarità.
Alt! La Donna non è proprietà privata.
Deve diventare, in una società maschilista, la chance per un arricchimento generale e deve essere foriera dei un nuovo sistema di valori per una società più giusta.
Riconosciamo che la Donna è l’anello forte della società.
L’augurio  che Le si può rivolgere, in questa ricorrenza dell’8 marzo 2013, è che tutto il sistema planetario Le riconosca le molteplici funzioni che Ella , in continuazione, per volere di Dio Padre, è chiamata ad esercitare per l’unico progetto da Lui voluto che si chiama  AMORE per tutto e tutti

Iorio Annunziata
Componente CUG Provincia di Foggia


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Per ricordare il sorriso ed il coraggio delle donne, la loro capacità di essere sempre diverse nel cambiare ogni giorno ed essere sempre le stesse,  la loro forza e la loro debolezza , la loro tenacia e la loro fragilità non basta un giorno solo!!!!!!!!!!!!!
Le donne spesso sanno farsi piccole, piccole  ma sono immense nel loro donarsi agli altri, sanno essere forti compagne audaci  e temerarie, tenere mamme pronte a raccogliere ogni lacrima ogni singhiozzo……………………………………….
Non festeggiamo quindi un giorno e basta!!!!
Ricordiamo a noi stesse e agli altri tutto questo tutti i giorni!
Continuiamo a lottare per tutti i diritti violati, perché ogni giorno la donna sia veramente uguale nel lavoro nell’affermazione di sé senza dover rinunciare, senza compromessi , senza barattare la sua dignità e la sua grande capacità di fare, senza doversi sminuire e privarsi dell’

ESSERE DONNA

Rossana Migliaccio

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Non sarà certo una mimosa a dare dignità alla donna nè il consumismo che ruota attorno a questa festa .
La donna è una creatura meravigliosa, unica  e inimitabile...... 
Un giorno di tanti anni fa il genere femminile visse un momento tristissimo per l'avidità e la cattiveria di qualcuno.
Tante donne hanno perso la vita per far trionfare la libertà di pensiero e conquistare una parità tante volte scritta solo sulla carta. 
Il dono più bello che ogni uomo dovrebbe donare alla propria donna e a tutte le donne è il rispetto continuo senza tanta ipocrisia e falsa considerazione. 
Le ricorrrenze non devono mai essere un rituale inuitle. 
 
Giuseppe Di benedetto
Revisore dei Conti Fenal

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